Riflessioni

Riflettendo un poco, ho deciso che continuerò a pubblicare la saga del mio racconto “Un bacio da Dublino” e che provvederò a scriverne un’altra restaurata dato che questa versione non ha convinto me in primis e poi i miei lettori. Mi scuso per l’inghippo, spero candidamente di non avervi deluso.

Il vostro affezionato Shoot

Un bacio da Dublino : Capitolo 4 – Ricominciare dal ghiaccio

La prima a scendere le scalette dell’aereo fu con passo incerto la povera Courtney che in preda alla confusione cominciò a riflettere a voce alta

-Adesso cosa faccio qui a Philadelphia, magari una corsetta su per le scale stile Rocky, ma credo non avere l’abbigliamento giusto. Accidenti, vedi tu se tra le tante disavventure in cui mi sono imbattuta doveva annoverarsi anche “Sequestrata in volo” ma roba da matti veramente

– Mi sembra che l’unica matta qui sei tu, ti vedo farfugliare cose incomprensibili ad alta voce, disse con voce sommessa un giovane ragazzo appena uscito dalla bocca dell’aereo e aveva messo gli occhi su Courtney

– Scusami ? Parli per caso con me ?

-E con chi altro dovrei parlare oltre a te ?

– Ah non so qui attorno c’è tanta altra gente, comunque si ho l’abitudine di riflettere ad alta voce

-Non riflettere troppo mi raccomando sennò ti si fonde il cervello e poi potrai vantarti solo dei tuoi bei occhioni.

Courtney arrossì, le sue guance diventarono due pomodori si voltò e puntò lo sguardo verso l’asfalto si tocco più volte le labbra nervosamente e poi lanciò un occhiata dolce al ragazzo

-Ti ringrazio, io sono Courtney

-Io sono Michael, scusa se non mi sono presentato prima ma mi era perso nei tuoi occhi

-Smettila mi farai diventare rossa come la sua camicia.

-Mi piacciono le ragazze timide, quelle che si aprono a poco a poco, almeno so che non sono donne facili che te la mettono su un piatto e te la servono manco fossi in un ristorante di classe

-Oh, insomma tu si che hai una certa esperienza con le ragazze.

-Insomma e come se io e l’amore avessimo preso due direzioni opposte. Ad ogni modo qui stare qui a parlare in questo squallido aeroporto o vuoi esplorare i vicoli di questa città insieme a me ?

-Sai dovrei trovare un modo per tornare a casa, sono tutti in pensiero

-Credo che se ti rubo alla tua famiglia per una mezzoretta, non si preoccuperanno più di tanto

-Eh va bene piuttosto dove eri diretto tu ?

-New York, vicino insomma basta prendere un bus, tu dove sei diretta ?

– California, San Francisco

-Tu hai un bel po’ di strada da fare insomma.

I due si incamminarono per le vie della città, quella sera faceva freddo era Febbraio il tempo non perdona mai in quel periodo, una leggera brina avvolgeva Philadelphia, le parole si condensavano rendendo tutti fumatori per un giorno con il rischio di non rovinarsi per una volta i polmoni però. Girarono un angolo poi un altro ancora, poi un altro fin quando si trovarono di fronte ad un caffè.

-Che dici, entriamo in quel bar almeno per riscaldarci un poco ?

-Sicuro io ti dico che non ho tempo da perdere e tu cosa fai me lo fai perdere inutilmente

-Su, avanti solo una cioccolata calda e ti accompagno a New York col bus così prenderai un aereo da lì.

– Ah questa mi è nuova adesso sai anche guidare gli autobus ? Quante cose ancora non conosco di te

– Direi tante e se accetti il mio umile invito potrei conoscerne delle altre

-Straniero, per questa volta accetto ma bada a non allungare le mani ti ho vista prima mentre giravamo l’angolo come mi fissavi il fondoschiena.

-Istinto maschile e niente più, entriamo avanti prima che diventi rosso dalla vergogna

-Scherzavo su, sei pur sempre un uomo, fai strada.

Come uno dei gentiluomini di altri tempi, aprii la porta del locale generando il movimento di un orsetto ballerino posto al di sopra del portoncino che cantava Jingle Bells, con tanta eleganza diede la precedenza “alla sua dama”, certi uomini li creano ogni cent’anni.

-Ma non ti facevo così gentiluomo Michael

-Dovere, sono stato educato in questa maniera.

Per vedere un altro di galanteria non si fece attendere, una volta arrivati al tavolinoscostò la sedia che sarebbe stata di Courtney e come aveva fatto in precedenza invitò la ragazza a mettersi seduta. Manco le principesse le trattano così, pensò tra se e se Courtney. Presero le ordinazioni, attesero pochi minuti ed il cameriere portò loro le cioccolate più il conto che manco a sottolinearlo fu il gentiluomo del caso a pagarlo.

-Grazie per la buonissima cioccolata calda, sei stato gentilissimo. Adesso potremmo incamminarci, credo che i miei parenti stiano in pensiero, quella povera mia madre che è debole di cuore meglio che la chiami. Merda ! Non c’è campo, succede sempre così per le emergenze.

-Tranquilla, sarai a casa prima di quanto tu possa pensare. Rilassati adesso prenderemo un taxi che ci porterà alla stazione degli autobus.

-No, non ho tutti questi contanti con me da potermi permettere una corsa così lunga.

-Ci vuole appena mezz’ora tranquilla rimedio io con le spese.

-No, questo non posso proprio accettarlo tu hai già pagato le cioccolate, me la farò a piedi.

– Vuoi arrivare a piedi in tempo per il prossimo Natale ?

-Hai ragione, sono costretta ad accettare la tua offerta, mi sdebiterò in qualche modo

-Stai tranquilla, consideralo come un regalo di un amico

-Ma noi non siamo amici.

-Spero che saremo qualcosa di più.

Un Bacio da Dublino : Capitolo 3 – Problemi

Il panico all’interno dell’aereo non cessava  anche dopo che il colosso di “Rodi” era stato abbattuto. Troppe domande annebbiavano la mente dei passeggeri e degli eroi in divisa per “l’occasione” che parevano delle grandi madre intente a consolare i loro figli in delle catapecchie fatte di paglia e stenti mentre i caccia li bombardano rassicurando loro che tutto sarebbe andato per il meglio.

Ad un certo punto l’uomo mosse l’indice della mano destra.

– Nora, passami l’estintore il bastardo qui si sta risvegliando.

Un colpo più forte del primo, portò l’uomo a dormire con i pesci o almeno così credevano tutti, l’uomo imperterrito resistette a due colpi di estintore sulla nuca e cercò di afferrare la caviglia della hostess, un terzo colpo però concluse per sempre la sua breve permanenza su questa vita, aveva 30 anni ne avrebbe compiuti 31 il mese prossimo. La donna dando uno sguardo più accurato alla sua carta di identità notò alcuni dettagli che la ammutolirono per pochi secondi

-A..aveva la stessa età del mio James, povero figlio ha scelto la via del male ed il signore lo ha portato via con se.

La breve riflessione della donna si concluse con un segno della croce, abbastanza lento e tra le lacrime

-Ho ucciso un ragazzino, aveva tutta la vita davanti

-Linda, andava fatto se non l’avessi ucciso lui avrebbe ucciso tutti noi, disse con voce ferma e decisa Roxanne la collega che aveva risposto al pianto disperato della collega ed era intervenuta a consolarla.

Per calmare il suo pianto Linda tirò fuori dalla giacca dell’uomo dei fazzoletti e si asciugò le lacrime, tastando bene il punto dove aveva raccolto i fazzolettini sentì che era ruvido, con un solo strattone strappò la camicia dell’uomo e trovò una spiacevole sorpresa, sotto la camicia vi era un groviglio di peli, nastro isolante e soprattutto una bomba pronta ad esplodere.

– La bomba ! L’avevo dimenticato, ha una bomba addosso, non vorrei che la botta abbia azionato il timer, purtroppo ogni sua previsione si era avverata

– Presto c’è qualcuno qui che sappia disinnescare una bomba ? Ti prego Dio, fa che un ingegnere abbia preso questo aereo ti prego.

Una mano si levò dalla secondo fila. – Ci posso provare io sto studiando ingegneria all’università, disse timidamente uno studente alto dalla folta chioma, con gli occhiali e l’apparecchio ai denti.

– Sei la nostra unica speranza te ne prego, la vita di centinaia di persone è nelle tue mani

– Mi serve una pinza per tagliare i cavi

– Roxanne una pinza presto !!

– Ecco a te la pinza, serve altro ?

– No, basta così grazie

– Presto, la bomba esploderà tra trenta minuti

– Non mi metta pressione la prego

– Lo capisci che questa non è una di quelle esercitazione che fate all’università e che c’è gente che qui rischia la vita ?

– Lo so bene ma se mi mette pressione, moriranno prima che scadrà il tempo, piuttosto vada nell’altra stanza e rassicura i passeggeri il caos è stato sempre nemico della vita.

-Vado subito, ma mi raccomando sta attento liberaci da questo guaio

-Ci proverò…Ma adesso va presto, non mi serve qui, mi serve solo calma e concentrazione.

Filo giallo o filo blu ? Nessuno vorrebbe trovarsi in questa situazione, lo studente scelse il cavo blu, tutti i passeggeri si misero le mani nelle orecchie, temendo il peggio ma la bomba come per incanto si fermò, per la gioia di tutti a bordo che tirano un lunghissimo sospiro di sollievo. Linda di getto abbracciò il suo eroe e comunicò la bella notizia ai passeggeri.

-Gente ascoltatemi..uhm pretendo la vostra attenzione, vi comunico che grazie all’intervento, oserei dire miracoloso di questo coraggioso ragazzo ma che dico ragazzo uomo che vedete qui accanto a me siamo riusciti ad evitare una catastrofe di proporzioni abnormi, vorrei che gli rivolgeste un sonoro applauso

Lo stridio delle mani misto ai pianti di gioia per lo scampato pericolo fu talmente forte che Philip quello era il nome dell’eroe, preso in prestito da un fumetto della marvel, non riuscì a trattenere le lacrime.

Le luci della ribalta non furono congeniali a Philip che dopo due o tre inchini, si ritirò in solitaria, per rendersi conto di ciò che era stato capace di fare oggi, era come se a muoversi non fosse stato lui, come se ad operare con la precisione di un chirurgo non fossero state le sue mani, l’umiltà fa l’uomo un eroe, così diceva un vecchio detto chissà se sarà vero.

-Il nostro eroe è un po’ timido signori, vogliate scusarlo quel che conta però e che siamo ancora vivi e vegeti per raccontare cosa è successo in questa folle giornata.

Roxanne, l’hostess si staccò dal gruppo intenta a cercare il dottorino prodigio che le aveva assicurato altri giorni, altri mesi, altri anni di permanenza in questa vita con l’intento di ricompensarlo in qualche modo. Scostò le tende e lo trovò lì accasciato in terra poco lontano dal luogo dove si era compiuta “l’operazione chirurgica”a riflettere.

– Giornata movimentata oggi vero igegnerino ?

– Chiamami Philip, tu sei Roxanne l’hostess vero ?

– Si proprio lei, quella della pinza se mai non ti ricordassi di me.

– Credo che dopo oggi non mi dimenticherò mai più di te, assicurato

– Ah neanch’io mi dimenticherò di colui che mi ha salvato la pellaccia. Roxanne si lasciò andare e si lanciò in un appassionante bacio con l’eroe improvvisato di questa rocambolesca “fiaba” del presente

– Ma cosa fa ?

– Bacio il mio eroe, come in un film hollywoodiano

– Ah ma non ho fatto niente di così eclatante.

– Disinnescare una bomba lo chiami niente ?

– Ci sarebbe riuscito chiunque

– Mi pare che solo tu hai avuto il coraggio di alzare la mano per primo

– Beh ho tentato e sono stato fortunato

– Penso che sia stata più che fortuna, io comunque da domani mi licenzio questa esperienza mi ha aperto gli occhi

– A chi lo dici, uno prenota un viaggio in aereo per distendersi un po’ e non pensare ai problemi che la vita quotidiana continua a costruirti davanti e ti ritrovi un folle dirottatore che minaccia di ucciderti se non segui alla lettera le sue istruzioni, pura follia ma che vuoi farci la vita è folle già di suo.

I due furono interrotti nel più bello da uno dei passeggeri

– Hey Philip, stiamo per arrivare  all’aeropo…oh scusate, non sapevo Phil che fossi in dolce compagnia.

I due erano distesi in terra l’uno accanto all’altro e provati dallo stress accumulato si era concessi un lieve sonnellino ; la testa di lei era poggiata sulla spalla di lui e la mano di lui sulle sue cosce, alla vista sembravano proprio una bella coppia.

Ritornarono alla realtà svegliati da quel suo amico studente troppo curioso

-Abbiamo dormito per caso ? Io non mi ricordo nulla comunque non stavamo facendo niente Tom, torno di là tra un momento

– Non c’è fretta, ti aspetto fuori fai con calma intanto mentre tu dormivi tra le braccia della tua musa l’aereo è atterrato

-Ma quanto avrò dormito ? Dici sul serio ? Ti raggiungo subito il tempo di prendere coscienza di ciò che sta succedendo.

I due molto goffamente si rialzarono e rocambolescamente la ragazza poggio male il piede quasi come se il destino volesse ripagare Phil del suo gesto eroico e cadde nuovamente tra le braccia del “suo amato” e i loro sguardi si incontrarono nuovamente ma questa volta non ci fu nessun bacio solo il silenzio ne fece da padrone finchè a rompere “l’iceberg” che si era creato tra i due non fu la ragazza con la sua vocetta stridula

– Maledetto tacco !  Phil sembra proprio che il peggio sia passato siamo in salvo finalmente

– Lo eravamo già prima in realtà

– Oh dimenticavo che il nostro eroe qui ci ha salvati tutti, alzati andiamo fuori qui c’è troppa puzza di paura e terrore qui, dammi la mano

– Ti seguo a ruota, ancora un altro passo e saremo fuori.

This Love (E come fumo Dimebag svanì)

Uno sparo e si infranse tutto, uno sparo e il sipario si calò per sempre, un schifoso esaltato a chiudere i giochi ne momento più bello di lui resta soltanto una rosa nera ad accompagnare alla sua fossa un uomo, una leggenda, Dimebag Darrell nome sconosciuto a pochi se non accompagnato dall’effige “Pantera”. Ebbene si oggi o meglio 10 anni fa in questo stesso giorno esalò il suo ultimo respiro proprio lui che se ne avesse avutp la possibilità avrebbe conquistato il mondo e lo avrebbe custodito nel suo barbone. Er un pilastro talmente importante che il resto del gruppo decise di non andare più avanti senza il suo chitarrista come successe pochi anni prima con Bonham per i Led Zeppelin ; sarà un caso oppure Dio si è preso guarda caso due leggende da questo mondo spogliandolo di bellezza ? Lascio a voi la risposta al quesito intanto godetevi questo video. Ah, ancora una cosa ci manchi Dimebag :

Un bacio da Dublino : capitolo 2 – Terrore ad alta quota

Il silenzio, le sue dita che battevano sui suoi levis un pò strappati e poi l’arpeggio di Romeo and Juliet a deliziarle i timpani. La quiete venne interrotta da un forte boato che terrorizzò i passeggeri.

– Alzate le mani al cielo, gridò uno dei passeggeri sfoderando una pistola dalla vita abbastanza goffamente.

Era un uomo alto, sulla trentina portava un cappello verde, una giacca quasi sfilacciata nera, aveva la barba incolta e gli occhi parevano quelli di un lupo solitario perso nella foresta ferito nell’orgoglio e nello spirito. Aveva un dito fasciato, il mignolo per la precisione, ferita d’arma da fuoco andava dicendo, saldo di una scommessa finita male parlava la sua coscienza che negli anni aveva saggiamente saputo domare.

– Che nessuno si muova, oppure quest’anno non potrete inviare le cartoline di Natale ai vostri parenti

– Ma siamo a Febbraio, disse un passeggero sprezzante del pericolo dal fondo dell’aereo

– Stai zitto tu, se non vuoi che incidano sulla tua lapide “Morto il 17 Febbraio”

– Adesso tu seduto in prima fila con il maglione azzurro chiama qui la hostess e dille che non serve a niente nascondersi, apprezzo il suo sforzo di ritornare bambini ma non è questo il caso e biondino dille di portare il culo qui subito, sennò l’ammazzo giuro su Dio.

– E tu bella signorina in ultima fila.

Courtney non aveva ancora scorto nulla di quello che stavo succedendo aveva la visiera sugli occhi e la musica che le bombardava le orecchie. Lo squilibrato si avvicinò lentamente alla ragazza e giunto al suo capezzale infilò il collo della pistola nella bocca di Janet cosa che fece balzare in aria la ragazza dalla paura

– Cu cu ti ho svegliato tesoro ? Mi spiace di interrompere il tuo sonno bella addormentata ma se non vuoi che la mia pistola ti dia il bacio della morte alza su le mani e esci dal tuo mondo incantato, nessun principe verrà a svegliarti al massimo posso slinguazzarti io se preferisci

– La la la (iniziò a balbettare nervosamente) prego, non voglio morire

– Penso che nessuno qui voglia morire, dico bene ? Qualcuno qui vuole finire all’altro mondo ? Tutti con le mani alzate, complimenti mi sa che tutti qui vogliono morire, ahaha..

Lo squilibrato per dare prova a tutti di non stare giocando, colpì con lo scalpò della pistola lo sfortunato passeggero che gli capitò a tiro, un tizio stempiato sulla settantina, abbastanza in carne che perse i sensi subito mentre il sangue tendeva a ricoprire tutto il pavimento dell’aereo. Tutti gridarono dallo spavento ma capirono che se volevano permanere ancora su questo mondo dovevano porre fine ad ogni lagna per evitare di registrare tra le ultime parole un stridulo urlo di terrore

– Oh ecco l’hostess finalmente, tesoro mio di al pilota di mettere in moto e non avvertire le autorità perché sennò questi 10…40…120 passeggeri faranno una brutta fine, ah dimenticavo ho una bomba a dosso

– Ahhhh !!! Lo avverto subito ma non faccia gesti avventati.

L’Hostess con la coda tra le gambe si diresse in cabina di comando e illustrò le istruzioni al pilota. Il pilota segnalò alla stazione di comando, l’ok a partire e l’aereo si librò in volo intanto il folle continuò a tormentare i poveri passeggeri

– Conoscete quella… ? Un momento, ho dimenticato di fare un salutino in cabina di regia, aspettatemi qui immobili il primo che si muove gli faccio tappezzare l’aereo di rosso con le sue cervella.

Con andamento abbastanza lento si diresse in cabina di comando, oltrepassando la toilette, scostò la tendina di velluto blu e fece il suo ingresso in scena come un vero showman sa fare tenendo il suo “cannone” sempre aldilà della tenda in maniera minacciosa

Formulò le dovute presentazioni puntando la pistola alla nuca del pilota.

– Buonasera signor pilota, mi rincresce scomodarla ma dovrebbe pilotare questo aereo verso Buenos Aires, sa la rotta la decido io oggi.

– Si si farò come dice lei ma la prego non mi uccida e non uccida nessun passeggero

– Credo che quell’uomo laggiù sia ridotto piuttosto male, forse morirà ma tranquillo nessun altro morirà a meno che tu non faccia ciò che dico ovviamente

– Farò tutto quello che vuole, ma adesso la prego se ne vada e mi faccia fare il mio lavoro

– Cos’è tutta questa prepotenza eh ? E se io volessi restare qui e godermi lo spettacolo da qui, cosa avresti da ridire bamboccio ?

– Assolutamente niente signore

– Bravo, stai attento e misura le parole se non vuoi che qui il tuo amico Little John lo mandi a Sherwood passando per l’altro mondo

– No no la prego, farò come dice ho moglie e figli

-Anch’io a casa ho una sgualdrina che chiamo “moglie” e due marmocchi ma non mi lamento mica, zitto e pilota questo gioiellino.

L’uomo con un occhiata fugace scorse la radio accanto ai comandi dell’aereo ed incuriosito le si avvicinò piano piano fino a stringerla tra le sue grinfie

– Fermo, la Radio la prego non la tocchi, disse il pilota d’istinto.

– Ah e perché mai ti sei dimenticato che qui a comandare sono io ? Posso fare ciò che voglio tu piuttosto pensa a portare questo fottuto aereo a Buenos Aires il più velocemente possibile.

Ci volle un po’ prima di farla funzionare

– Sa sa prova, sa Houston abbiamo un problema, mayday, mayday. Ho sempre sognato di dirlo sai ho sempre sognato anche di far saltare le cervella ad un fottutissimo pilota, ma credo che aspetterò per esaudire il mio desidero almeno fino a quando non arriveremo in Argentina.

Quindi dopo aver lanciato l’ennesima battuta di spirito ritornò dai suoi “amati” passeggeri

– Se qualcuno qui ancora non l’avesse capito, questo è un dirottamento aereo

– No ? Sai che non lo sapevo, io pensavo che stessimo facendo una gita a Disneyland.

Boom, un colpo scoppiato in un decimo di secondo trapassò il cuore di quel giovane coraggioso e stupido comico improvvisato staccando un biglietto per le montagne russe chiamate “Aldilà”, chissà magari in paradiso ci sono le stesse giostre come quelle di Disneyland.

– Non mi sono mai piaciuti i comici, soprattutto quelli stupidi, certa gente non ci tiene proprio alla loro vita. Voi ci tenete ?

Mentre rivolgeva l’ennesima domanda ai passeggeri spostò il cannone da un lato all’altro dell’aereo terrorizzandoli tutti.

– E tu in quarta fila non ho sentito bene cosa hai detto, forse il gatto ti ha mangiato la lingua

– Lo lasci stare è sordo non capisce la sua lingua

– E questa la capisci ?

A quel punto il terrorista puntò l’arma alla tempia del ragazzo, facendolo scoppiare in lacrime

– Piuttosto uccida me !

Gridò la protettrice del ragazzo. Il killer non se lo fece ripetere due volte schiocco un colpo allo stomaco della donna che morì sul colpo.

– Nessun tipo di eroismo intesi ? Se non volete fare la fine di Miss Wonder Woman dei poveri qui.

– Tu mia cara assistente di volo, vammi a prendere un bicchiere d’acqua che ho la gola secca a forza di dare ordini, sbrigati e bada a non fare scherzi sennò me la pagherai

– Si vado signore la vuole liscia o gasata ?

– Ti sembro forse un fottutissimo cliente di un bar, ho detto che voglio un bicchiere d’acqua non mi interessa come sia.

L’hostess scostò la tenda di velluto e si diresse nell’altra stanza mentre l’aereo sorvolava ormai il cielo di Boston.

– Ecco a lei, e con la mano ancora tremolante porse il bicchiere allo squilibrato

– Bevilo tu, prima per essere sicuro che non tu non ci abbia messo niente.

L’hostess bevve un sorso d’acqua e il suo corpo non avvertì alcun cambiamento, in realtà nel bicchiere la donna aveva messo un potente lassativo solo che per attuare il suo piano doveva resistere ancora un altro po’, quel tanto che basta per trarre in salvo tutti, la vita di 40 passeggeri dipendeva da una bustina di lassativo ed un bicchiere d’acqua chi l’avrebbe mai detto ? L’uomo cominciò subito ad avvertire una fitta fortissima allo stomaco.

– Puttana , mi hai avvelenato.

Schiocco due o tre colpi a vuoto deconcentrando il pilota che fu costretto ad eseguire una manovra brusca

– Adesso io vado in bagno e appena finisco giuro che riempirò ti piombo quella donna, la lavorerò così bene che nemmeno i suoi familiari la riconosceranno. Chiuse o meglio socchiuse la porta del bagno e tenne sempre fuori la pistola, al minimo rumore non avrebbe esitato a sparare. Un Hostess intanto dal lato opposto in cui era collocata la toilette, senza fare troppo rumore aveva preso un estintore di sicurezza e non appena sentii il rumore dello sciacquone provenire dal bagno si piazzò dietro la porta, l’uomo spalancò la porta con un calcio e senza pensarci due volte si diresse verso la donna piegata al suolo con forti fitte allo stomaco che aveva osato tradirlo

– Tu giuda, adesso morirai ti pentirai di ciò che hai fatto.

Le puntò la pistola sul viso, la canna le sfiorava il naso, aveva l’indice sul grilletto era sul punto di sparare quando lei la donna dell’estintore con tutta la forza che aveva scagliò “l’amico del fuoco” sulla nuca del dirottatore e senza battere ciglio stramazzò al suolo.

– Siamo salvi, finalmente ce la siamo vista brutta, gridò l’hostess con l’ultimo filo di voce che le era rimasto, corse dal pilota e lo informò della bella notizia

– Comunico ai signori passeggeri che al prossimo aeroporto che incontreremo durante il tragitto ci fermeremo, ci scusiamo per il grave inconveniente la compagnia è felice di offrirvi un biglietto gratis per una città europea a vostra scelta andata e ritorno ; la voce del pilota rassicurò tutti i passeggeri che per un momento avevano temuto il peggio.

L’eroina del gruppo intanto, improvvisandosi un detective iniziò ad ispezionare il corpo esanime dell’uomo, trovò il suo portafoglio nella tasca della giacca e lesse il nome del suo sequestratore sulla carta di identità, Terry Brown, assistente di volo

– Ascoltate gente il bastardo che ci ha terrorizzato per circa un’ora si chiama o si chiamava, non sono certa se sia morto o meno, Terry Brown e non è finita qui è anche un assistente di volo, un mio collega insomma.

Adesso le domande sorgevano spontanee, cosa avrebbe portato un assistente di volo di un’altra compagnia aerea a dirottare un volo di una compagnia rivale ? Folle rivalità tra compagnie ? Troppo folle da concepire. Forse il tipo stava fuggendo da un losco passato ? Ipotesi più probabile o forse il tipo era stanco di vivere e voleva porre fine alla sua vita con un gesto eclatante portando con se altre vittime sacrificali come in un macabro rito ? Plausibile, realisticamente possibile.

Un bacio da Dublino : Capitolo 1 – I distacchi

Cara Janet,

Come stai ?

Ho deciso di scriverti questa lettera per renderti partecipe della mia felicità, qui a Dublino è magnifico, tutto è più colorato, i prati sono in fiore, la gente passeggia in bici, i treni non inquinano come dovrebbero. Credo di amare l’Irlanda più della California, penso proprio che un giorno verrò a stabilirmi qui e verrò a respirare questa aria così pulita, mi mancheranno le spiagge, il surf ma solo per poco tempo, quel tempo che serve per abituarmi a questi luoghi meravigliosi. Il mio inglese ho notato che non è perfetto, sai che ci sono delle differenze tra le due lingue vero ? Anche se sembrano identiche, poche parole niente di rilevante, quando devo ordinare dei biscotti al bar però per la colazione faccio sempre la figura della scema. Amo questo paese ripeto, amo la sua gente, tutta cordiale, affabile, gentile anche se un po’ tirchia mi ha riferito la gente del posto. Ormai sono qui da 6 mesi, il mio visto scade tra pochi giorni dì a Brenda e Michelle (non ricordo più i loro indirizzi) che arriverò presto, non vedo l’ora di abbracciarvi e ho comprato per ciascuna di voi anche un pensierino, a testimonianza che io vi penso sempre.

Adesso devo proprio andare, il lavoro mi aspetta. Ah non te l’ho detto ? Sono riuscita a farmi assumere come bibliotecaria da qualche mese, quel lavoro mi piace sarà davvero un peccato abbandonarlo da qui a breve. Scappo sennò poi chi lo sente il capo, sarò lì a breve salutami tutti.

Un bacio, Courtney

 

Qualche reggiseno che penzola dal bordo di un letto grande e sfatto, un paio di calzini, delle mutande che sbucavano dal cassetto. Il giorno in cui la povera Courtney dovette fare le valigie per partire si scatenò l’inferno, la sua coinquilina la aiutò a fare le valigie ma piuttosto che aiutarla le provocò non pochi problemi, cominciò a tirare fuori tutti i vestiti dai cassetti tra le lacrime, un giacchino a sinistra un maglione a destra, una sciarpa sulla maniglia della porta.

– Mi mancherai Courtney, mi mancheranno le tue chiacchierate nel cuore della notte

– Ma lo sai che puoi telefonarmi quando vuoi, potremmo parlare via cellulare

– Non sarà la stessa cosa però e le cioccolate calde ? Anche quelle le farai via telefono ? Le facevi così buone

– Un giorno ritornerò stai tranquilla e asciugati quelle lacrime non è mica morto nessuno, piuttosto passami quella valigia che il tassista si starà spazientendo visto il tempo che lo sto facendo attendere, devo scappare

– Ricordati di chiamarmi quando arrivi ok ?

– Tranquilla lo farò

– Oh, hai dimenticato la sciarpa di seta che ti ho regalato per Natale

– Tienila tu a te sta meglio, ammettilo che l’avevi comprata per te e poi non avendo fatto in tempo di prendere qualcosa anche per me per Natale, in fretta in furia mi hai impacchettato la sciarpa

– Ma non è vero dai

– Vabbè poi mi fulminerai con lo sguardo adesso devo andare, un grosso bacio.

Scese le scale con grazia si avviò verso quel taxi giallo limone

– Signora, sono quindici minuti che aspetto vede che io con l’auto ci lavoro, non sono mica un autista personale dai soldi facili che ci rubano il lavoro.

– Mi scusi sono tremendamente dispiaciuta, le aumento la mancia

– Lei è troppo gentile signorina, allora dove andiamo ?

– All’aeroporto, grazie

– Comandi e aeroporto sia.

Una volta giunti a destinazione la ragazza scese diede 20 euro al tassinaro più 10 di mancia e si incamminò per fare il check-in. Munita di carta d’identità, passaporto e tutto l’occorrente per viaggiare non ebbe alcun tipo di problema per imbarcarsi. Quel giorno c’è era un caldo soffocante e nell’aereo non è che si respirasse un clima differente, Courtney pensava alla sua famiglia e alle spiagge californiane che non vedeva da ben 6 mesi poi si mise la visiera per dormire sopra gli occhi e quando l’aereo dovette partire venne svegliata dal messaggio registrato che invitava tutti i passeggeri ad allacciarsi le cinture di sicurezza, lo fece e dopo di ciò affondo di nuovo in un sonno profondo mettendosi due cuffiette attorno alle orecchie.

Come il ritmo vince sulle parole

Vi è mai capitato di ascoltare una canzone e rimanerne estasiati senza conoscere il significato delle parole oppure sapendolo e fregandovene completamente perchè non vi importava. Sapete è raro trovare un connubio tra un ottimo testo ed un altrettanto ottima base sonora in pochi ci sono riusciti (Bob Dylan) molti hanno fallito miseramente ma sono rimasti soddisfatti dei loro risultati o c’è chi se n’è fregato delle critiche ed è andato avanti per la sua strada (Guccini). Vi porto come esempio una canzone a rafforzamento della mia tesi che io personalmente adoro :

 

https://www.youtube.com/watch?v=QmcconvY02Y

Ecco in questa canzone “Why don’t we do it in the road” dei Beatles prevale il fattore ritmo questa volta si punta volontariamente soltanto sul ritmo ed i risultati sono a dir poco sbalorditivi, il ritmo è così azzeccato che parole come ” Perchè non lo facciamo in strada ? Non c’è nessuno che ci guarda” uniche frasi della canzone, risultano a dir poco poetiche se accompagnate dal quel sottofondo musicale. Chapeau ai Beatles tanto di cappello a loro in fondo non sono nuovi a esperimenti simili lo avevano già fatto con I Want You solo che lì più che un tentativo di “padroneggiamento del ritmo” l’intento era quello di far passare un unico messaggio detto e ridetto così tante volte che viene inculcato nella mente dell’ascoltatore ” L’amore”. Quel “Ti voglio” ripetuto fino all’esasperazione è un chiaro segno evidente del potere che alcune parole sanno dare ripetute più volte e quasi abusate per far passare un unico messaggio chiaro e senza giri di parole. A volte il ritmo ne fa da padrone nelle canzoni ma le parole quelle si che costituiscono lo scheletro della canzone, anche solo due o una che siano se dette bene o urlate bene come nel caso di “I Want You” possono fare la differenza.

 

Buon ascolto eccovela la rabbia sotto forma di amore :

https://www.youtube.com/watch?v=uo1i9uTaCFQ

I tre porcellini (rivisitata in chiave moderna)

C’era una volta…Eh ma scusa non ti sembra un pò troppo antiquato come inizio ? E poi è troppo abusato.
In un tempo lontano…Eh ma c’è l’hai con l’antico allora, trova un incipit più moderno.
Yo, zio c’erano sti porcellini…Oh frena troppo moderno e troppo sgrammaticato e senza senso.
In uno spazio di tempo non collocabile…ora diciamo che è accettabile continua.
Grazie cervello, che ci volete fare è lui che comanda.

In uno spazio di tempo non collocabile vivevano tre porcellini gemelli in tre case differenti si erano da poco diplomati e così mamma Porca aveva deciso di acquistare a ciascun porcellino una casa una vicina all’altra (guarda tu poi che genio dell’edilizia sta mamma Porca, se avesse comprato un appartamento più grande non ci sarebbero entrati tutti e tre ? Avrebbe spesso un pò di più ma almeno adesso non avrebbe dovuto contribuire a pagare tre affitti e relative bollette). Di lavorare i porcellini non ci pensavano proprio, alcune volte facevano dei timidi tentativi ma erano così pigri che passavano tutta la giornata sdraiati a mo di porco sul divano a mangiare la qualunque davanti alla tv, ma in fondo c’è crisi di lavoro ne che ce ne sia più di tanto commentavano tutti insieme quando si chiedeva loro perchè non si dessero da fare per trovarsi un lavoro decente e riuscire a pagare bollette e affitti per quello che era possibile, ma niente loro lasciavano solo tutte le spese alla loro mamma, che scema gli concedeva tutto, e doveva pagare anche un mutuo tutta da sola dato che papà Porco era ancora disoccupato e lei era una semplice impiegata alle poste. Ritornando alla narrazione dicevo, dopo aver visto le case i tre porcellini si accorsero che erano costruite con materiali tutti diversi tra loro : Una di mattoni, l’altra di paglia e l’ultima di legno (Ecco qui ritorniamo a citare la genialità della madre). Nessuno dei porcellini si preoccupo delle conseguenze che ci sarebbero state possedendo la casa di legno e di paglia ed infatti i due della famiglia meno svegli si accaparrarono la casa di paglia e di legno non pensando che fosse arrivato un temporale le due case sarebbero state spazzate via ed invece quello con un briciolo di cervello in più prese quella in mattoni (Non è che il quoziente intellettivo sia alto in famiglia, ma un elemento che si distinguesse era d’obbligo).Come se non bastasse i problemi non erano mica finiti, nella foresta dove si trovavano le case dei porcellini si aggirava un lupo affamato che dopo non aver avuto fortuna con cappuccetto rosso, voleva rifarsi con altro da mettere sotto i denti visto le sue testuali parole ” La carne del gatto con gli stivali non è che sia poi così prelibata come dicono”. Il lupo vestito con una sola salopette, si aggirava furtivo per la foresta e non appena scrutò le tre casette in schiera, decise di andare a guardare più da vicino. Vide tre casette, una fatta di paglia, una fatta di legno e l’altra di mattoni e decise di nascondersi dietro i cespugli per riuscire a capire chi abitasse in quelle tre casette abbastanza minuscole. A calar del sole vide uscire da uno dei balconcini un porcellino con una sdraio ed una rivista in mano intento a leggere sul terrazzo, quindi il lupo dopo aver constatato che nella casa abitassero dei porcellini, decise di aspettare l’alba per agire e fare in modo di riempirsi lo stomaco. Il lupo in questione si vantava di avere un soffio aldilà del normale e non aveva tutti i torti in fondo. La mattina seguente si precipitò davanti alla casetta di paglia di uno dei porcellini e con un soffio la buttò giù e fece di un solo boccone il porcellino, stessa storia per quello con la casetta di legno. Quando arrivò davanti alla casa di cemento trovò non pochi problemi e riuscendo a buttarla giù scese dal camino. Il porcellino che era come sempre coricato sul divano a fare un pisolino, si svegliò di colpo e vide il lupo avvicinarsi con di lui aguzzando i denti. Fu lì che il porcellino sbottò – Eh ma sono modi questi, lei si presenta in casa mia si butta giù dal camino come la brutta copia di babbo natale e poi cerca anche di mangiarmi ? Ma diamine scherziamo – Devo pur mangiare no ? – Eh ciccio, vedi quanto mangiare c’è qui sul tavolo serviti pure potevi anche bussare e ti avrei anche fatto entrare – Eh ma non vorrei traumatizzarti ma mi sono pappato i tuoi fratelli – Ed ora chi lo dice a mamma ha pagato due mesi di affitto ? – Eh Cristo però, i miei fratelli proprio sale in zucca non ne hanno, non sanno che il dialogo è importante in ogni situa…Il povero porcellino non riuscì nemmeno a terminare il periodo che si trovo nelle fauci del lupo che avendo finito il cibo che c’è sul tavolo non era ancora sazio ed aveva giusto voglia di un pò di pancetta. E fu così che i tre porcellini, furono solo un ricordo. Il lupo mica pensate che se la cavò meglio, fece indigestione poverino, dovette stare in clinica per un pò. E l’affitto ? Lasciamo ai posteri l’ardua sentenza.

Pillole : La vita è una serie di parentesi

La vita è una serie di parentesi, non sai mai quale chiudere e soprattutto in quale ordine ma ciò che ti attanaglia di più è sapere se mai le chiuderai. Numeri, numeri, soltanto fottutissimi numeri che ronzano in testa e tediano più di quanto dovrebbero. “Prima apri una graffa, poi una quadra, poi una tonda” ed in questo ordine risolvi l’espressione, così dicevano a scuola e così ricordo dalle elementari. Magari fosse così semplice risolvere l’espressione della mia vita, anche se pensandoci non ci terrei più di tanto a risolvere per lasciare quel velato tocco di mistero vegliare su questa misera esistenza. La vita è un groviglio confuso di numeri e lettere, non so voi ma non vorrei mai che le risultanze della mia vita fossero scritte in un libro mezzo giallo con i bordi rossi come una squallida espressione incollata in grassetto su un foglio sporcato dalla noia di alunno durante le tediose spiegazione della prof, da una penna distrattamente esplosa o macchiato dal caffè del distratto prof di geografia che entra nella tua classe distrattamente ad accennare una mezza corte alla prof di matematica. Impossibile non amare le espressioni…

Secondo ed ultimo tentativo di sdoppiamento di personalità

Palermo, 14 Marzo 1991

Caro diario, mi mancano le parole. Ero titubante, all’inizio non volevo più scriverti, ma poi la ragione ha prevalso sull’istinto. Il nuovo anno non ha portato ciò che speravo, le mie preghiere non sono state ascoltate,o semplicemente forse doveva andare così, doveva chiudersi tutto con il più triste degli epiloghi. Cerco di farmene una ragione ma in fondo una ragione non c’è, c’è solo la sofferenza che ti perseguiterà di giorno in giorno. I miei pianti sono strozzati dal dolore e mi fanno respirare a fatica. Sto tremando, i brividi mi pervadono la schiena e credo d’essere pallida. Gli ho tenuto la mano forte, forte, forte ma non è bastato, il suo braccio come un corpo morto che stramazza al suolo, abbandonato dalla forza e dalla vita, è ricaduto sul letto,poi subito dopo si sono spenti i suoi occhi e la sua testa si è curvata nel cuscino. Ho passato la mano sulla sua fronte e poi l’ho affondata nei suoi bei riccioloni grigi per una delle ultime carezze e dopo con le lacrime agli occhi l’ho baciato in fronte ancora visibilmente scossa come lo sono tutt’ora. Mi sono rifugiata nelle tue pagine perché è l’unico mezzo che mi consente di poterlo ricordare visto che questo diario è pregno anche del suo profumo. Sono rimasta immobile per quasi mezz’ora in quella seggiola dalla quale ti scrivo da troppo ormai. Ho bagnato i ferri che erano poggiati sulle mie gambe con cui avevo intenzione di realizzargli un maglione per l’inverno. Ad un certo punto non ho resistito e gli sono “franata”addosso posando il mio capo sui suoi addominali non più perfetti come un tempo, era freddo, gelido, alzai il capo e rabbrividii lo riposai nuovamente e lì partii un pianto durato almeno una bella mezz’ora, solo che di bello in quel momento non c’era nulla. Non avevo nemmeno la forza di organizzare i funerali, ero stanca, stressata, a pezzi era come se una palla da bowling si fosse infranta contro una cristalleria, io mi sentivo quella cristalleria. Presi un po’ di coraggio e di forza per chiamare i miei figli e ricevere un po’ di sostegno morale, in fondo era pur sempre il loro padre. Accorsero tutti e si unirono al mio dolore, la piccola mi crollò addosso il dolore l’aveva afflitta troppo, in quel momento non so come ma trovai la forza per andare avanti, per risollevare, anche se c’era poco da risollevare, i miei figli e dare un più che dignitoso ultimo saluto all’uomo che avevo amato da una vita e che continuerò ad amare in eterno. Era il 5, lo ricordo ancora quel giorno maledetto, pioveva, non sono riuscita ancora a capire se l’aria gelida avesse gelato il silenzio o viceversa. Arrivammo in chiesa e padre Mutti recitò l’omelia, ma per una volta non prestai attenzione alla celebrazione solenne e mi soffermai sulla fotografia del mio caro Arturo, era incorniciata e posata sopra la sua tomba, l’avevamo scattata ad Ischia gliel’avevo scattata io sorseggiava un Martini quel giorno che posò stizzito per posare davanti la macchina fotografica, dopo quella foto mi prese e mi invitò a sedermi sulle sue gambe e lì senza indugiare mi baciò appasionatamente, tanto che dopo 40 anni lo ricordo ancora. Ritornai al presente dopo che la voce insistente di Marianna, la mia vicina di casa, cominciò a bucarmi le orecchie, tutto per dire un misero “Condoglianze”. Cosa sono in fondo le condoglianze ? Solo un squallido modo per far capire a chi ti sta accanto che tenevi veramente al defunto,quando alla fine in vita se gli hai scambiato due o tre parole potrebbe essere già tanto, ma in fondo diciamocelo se lo hai odiato per tutta la vita non ha senso compiangerlo alla morte, gioisci, festeggia, bevi, ubriacati non essere incoerente, non imbarazzarti. Una volta usciti dalla chiesa, muti marciammo come bersaglieri che commemorano la morte di un principe verso il cimitero, lui era il mio principe. Pioveva ancora, lungo la strada la pioggia portava via oltre all’allegria anche i resti dei festoni di capodanno abbandonati qualche giorno prima, avrei voluto tanto essere uno di quei festoni, ma Dio ha deciso questo destino per me, ha deciso che soffrissi e anche tanto.  Arrivati lì, lì tenni tutti sotto-braccio i miei amori, che ormai era diventati la sola ragione della mia permanenza ancora in questo mondo. Gli riservarono una bella “suite” con vista su i suoi genitori semmai li avesse mai rivisti, la tomba era tutta ornata di fiori che innaffiai con le mie lacrime per tutto il tragitto. Oggi sono passati 2 mesi e non ho ancora abbandonato il vizietto di andare a trovare il mio amato principe ogni giorno, mi manca troppo. Sul letto è rimasto “il fosso” che ha lasciato lui, mi viene da piangere di nuovo. Non riesco più a scrivere mi trema la mano, scusami.

Diario continuerò a scriverti forse per continuare a tenere vivo il suo ricordo o forse per timore che quest’ultimo mi uccida preferirò lasciarti impolverire in un cassetto della scrivania, in qualche modo vada a finire non prendertela, è stato bello scarabocchiare con la mia calligrafia da terza elementare i tuoi fogli, ti mando un bacio.